Storia del teatro con le marionette
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Numerosissimi documenti e reperti archeologici dimostrano la presenza delle marionette già all'epoca dell' antico Egitto in cui erano usate nei riti sacri. Il loro cammino prosegue nella Magna Grecia, ed in particolare a Siracusa e poi a Roma. .Nel Satyricon di Petronio, per esempio compare,durante la cena di Trimalcione, una marionetta di scheletro che invita i commensali:'' a godere dei piaceri terreni, perché ben diverso sarà il mondo delle ombre ''. Questa testimonianza ci permette di affermare che già nell' antichità il teatro delle marionette possedeva una propria specificità: mettere in scena, in modo credibile, figure fantastiche.

Dopo la caduta dell' impero romano, e per tutto il Medioevo, le marionette sono utilizzate per le Sacre Rappresentazioni, storie dei santi, la vita, la passione e la morte di Gesù. In questo periodo i predicatori le utilizzavano per dimostrare la vittoria del sacro sul profano.

Con la nascita della Commedia dell'Arte le marionette trovano largo spazio nei racconti laici, ma la chiesa non condivide questo nuovo utilizzo delle marionette , e con la Controriforma costringe i marionettisti italiani ad emigrare in tutta Europa. Questo esilio forzoso diffonderà e renderà famosa la Commedia dell'Arte in tutto l'Occidente. E' giunto ormai il momento di sfatare un equivoco che da anni è entrato nel sentire del pubblico: che, cioè, questo teatro i sia una forma di spettacolo ''semplice '' destinato per qualità e natura ad un pubblico ingenuo, una specie di dipendenza infantile del teatro serio.

Non possiamo però considerare ''popolare''un teatro che in momenti ed occasioni differenti si è trovato ad agire, per almeno quattro secoli ,ora a corte ed ora in piazza, nelle città e nelle campagne,davanti a fasce sociali e culturali diverse,e quindi con stili e repertori diversi a seconda del pubblico presente.
Marionettisti e burattinai hanno dovuto, per sopravvivere e vivere, misurarsi sul gusto e sui desideri del loro pubblico.E` vero che essi sono stati al ''servizio'' del gusto corrente,ma hanno anche agito come catalizzatori di sentimenti , come interpreti della coscienza e non soltanto di una moda.Legati fino ad anni molto recenti alle ferree leggi economiche dell' incasso, sono stati esclusi da quel ''permesso''di essere contro corrente concesso invece al teatro che si richiama ai diritti dell'Arte.

Si può considerare il Seicento il momento di emergenza sociale della marionetta e il secolo seguente il momento della sua piena affermazione nella vita dello spettacolo.Tra Sei e Settecento le marionette entrano ad animare la vita teatrale e musicale della società aristocratica,trovando sede nei palazzi signorili e nei primi teatri pubblici con produzioni di grande impegno, in aperta emulazione del teatro degli attori ''veri''.Presenza non marginale e non infantile nei teatrini di famiglia e di corte lungo tutto il XVIII secolo,la marionetta è impegnata a recitare e cantare,con il concorso di cantori e musici,il lavoro di poeti e scenografi di fama.
Attraverso questi attori di legno e di stoffa,una società, profondamente legata al teatro e alla musica , insegue il sogno di una sottile astrazione rappresentativa che è al tempo stesso ''vera'' e ''irreale''. Essa si propone come ''attore nuovo '' che, suscitando meraviglia, cerca di imitare , attraverso sofisticati artifici tecnici e manuali,l'attore in carne ed ossa ,e nello stesso tempo spezza i legami fisici dell' ''uomo-attore'',per vivere della sua libertà e fantasia.
E' nel Settecento quindi che son poste le radici dell' irrisolto destino della marionetta e del suo teatro che è perennemente in bilico fra imitazione del vero e creazione del fantastico.

Nel Settecento è difficile separare il teatro con le marionette da quello realizzato con attori. Queste in più di una occasione sono riuscite a dar vita a rappresentazioni che incominciano là dove gli ''attori veri '' s'arrestano.Vi è infatti uno spazio estremo in cui la fisicità non ha luogo; là nasce la possibilità di manipolare quei fantocci,di muoverli e farli muovere sfruttando proprio le loro limitazioni meccaniche proprie dei pupazzi di legno.Verso la fine del Settecento, con la crisi dell'aristocrazia e l'avvento della borghesia, la marionetta esce dalle corti e dalle famiglie e trova un nuovo pubblico che è disposto a pagare anche un biglietto per accedere ai teatri ora pubblici; abbandona così molti dei suoi antichi caratteri, per assumerne di nuovi, coerenti con i tempi e il pubblico che sono mutati.Il teatro con le marionette fa proprie le spinte prima romantiche e poi naturalistiche, e infatti nei manifesti dichiara apertamente che lo spettacolo sarà ''del tutto uguale '' a quello messo in scena dagli attori ''veri''. Il teatro borghese esige che vi sia aderenza al vero e al quotidiano; infatti le marionette non dimettono del tutto la loro vocazione all'irreale e al fantastico, ma piegano questa attitudine a soluzioni che non contraddicono il vero o almeno il verosimile. Esse si avventurano nel filo del melodramma (in Aida per esempio modificano il libretto originale: Aida e Radames si salvano mescolando della polvere di carbone al salnitro grattato dalle pareti della tomba; in maniera del tutto realistica ,con un 'esplosione,si aprono un varco e si salvano). Un vero prodigio della tecnica balistica e un miracolo della fantasia sono i balletti inseriti negli spettacoli; Flaubert ,nelle sue ''Notes de voyage ''del 1845, li definisce incantevoli e tali da dare da lontano l'illusione di essere veri .

Nel 1800, garantite dalle leggi e dalle autorità, si aprono in molte città (Gianduja a Torino , Fiando più tardi ribattezzato Gerolamo a Milano) compagnie stabili e di giro; le stagioni sono annunciate sui giornali, sono recensite e attirano il miglior pubblico cittadino , i forestieri e spesso anche gli stranieri. Per il teatro con le marionette sono 40 anni di crescenti fortune, esse replicano con cura meticolosa l'evoluzione del teatro ''maggiore'' sia in prosa che in musica,e partecipano attivamente alla consacrazione dei ''generi'' dello spettacolo borghese ottocentesco.

Nella seconda metà dell' 800 le marionette escono dall'ambito urbano per cercare pubblico in provincia e poi nelle campagne.Le condizioni sociali e culturali del Paese cambiano, si aprono nuovi spazi, ed a partire dal 1850 cominciano a moltiplicarsi le compagnie girovaghe che in genere non toccano le grandi città.Nascono compagnie dall'esistenza difficile, di qualità modesta che inseguono un pubblico nuovo e in parte popolare, piuttosto differente da quello che ancora affolla il Gianduja, il Gerolamo ex Fiando. I testi diventano drammatici e a facile effetto,derivati dalla cronaca o ispirati a sentimenti patetici; e poi ancora storie di santi e briganti,personaggi della lirica,con forse una reviviscenza della farsa ereditata dalla Commedia dell'Arte ,accanto a un nuovo genere di farsa di derivazione francese:la '' pochade ''.
Più tardi negli spettacoli con marionette cominciano ad alternarsi, secondo l'arte della '' guitteria ' 'spettacoli in ''persona''. Dopo la prima guerra mondiale la crisi del teatro colpisce in modo particolare gli spettacoli ''con i fantocci '', compagnie di prosa o guittesche percorrono le province e le campagne e si adeguano prontamente agli umori ed alle esigenze del pubblico.La marionetta è via via emarginata dagli spettacoli ''in persona ''; in città le compagnie stabili, per resistere, si buttano sul pubblico infantile; la società borghese celebra letterariamente il fascino della marionetta , ma le nega la dignità di spettacolo per adulti.

Cinema,cartoni animati e mezzi di comunicazione di massa (in TV per esempio  nasce Topo Gigio) finiscono con l'affossare uno spettacolo che pur caratterizzandosi si è troppo avvicinato al teatro ''maggiore'' con il quale non è in grado di competere.
Dire che le marionette non appartengono più al nostro orizzonte di spettacolo e di cultura equivarrebbe ad affermare che l' opera lirica ha fatto il suo tempo perdendo il diritto di cittadinanza fra noi. L'attuale problema di questo teatro e` quello della sua proiezione nella richiesta del pubblico;non bastano le agevolazioni a garantirne la sopravvivenza.


Milano:dal Teatro Fiando (Gustave Flaubert)
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Teatro delle marionette. Piccola sala,male illuminata,specialmente l'ingresso.Il dramma che vi si rappresenta è morale: il colpevole finisce punito, proprio come nei nostri melodrammi. Le marionette sono alte circa tre piedi; il personaggio principale , il signor bandito che rientra in casa propria, è di una verità sorprendente, specialmente dal dietro. Le persone che parlano fra le quinte accentano con belle sfumature,con grande attenzione.
E' un genere che muore, c'è poco entusiasmo in platea. Donizetti e Scribe fanno torto a queste povere marionette! Il ballo specialmente è incantevole. Il testone, il ciarlatano, il cavallo che scalpita, le ballerine che si alzano in pose graziose: dal fondo della platea l' illusione è perfetta. Dopo un po' di tempo si finisce per prendere lo spettacolo sul serio e si crede che siano degli uomini ; un mondo reale, di un 'altra natura, sorge allora per voi, si mescola al vostro, cosicchè vi domandate se voi vivete della loro stessa vita, o se sono essi che vivono della vostra.

Anche nei momenti di calma si ha difficoltà a convincersi che altro non è che legno; che quei visi dipinti non sono animati da sentimenti umani; a veder l'abito non si può immaginare che sotto non ci sia un cuore. Effetto gigantesco della persona dietro le quinte. Sono rimasto stupefatto dalla grandezza di un uomo! Ma il ballo! Smorfie di due borghesi che figurano essere lì invitati al ballo e parlano fra loro!''

(Gustave Flaubert, Notes de voyage, 1845)

Il teatro e le marionette
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